Marco Azara, una sinfonia d’amore elettrica

Amicizia, a volte non si tratta solo di lavoro e quando un progetto prende piede e c’è armocnità le cose si fondono insieme, la storia di Marco Azara, classe 88′ originario di Olbia nasce durante i primi anni 90’quando durante i primi tempi di vita si lega a una musicassetta dei Green Day, la melodia “Dookie” lo farà innamorare e si perderà così in quella che è la sua attuale professione

Quando ho cominciato a frequentare le scuole medie, ad Olbia c’è stata un’ondata di musica Punk e derivati.
Mi spiego meglio, nacquero un sacco di band (principalmente Punk, HC, Metal e una piccola parentesi Rap) che hanno praticamente riempito di musica tutti i posti che frequentavamo. Mi affascinava l’idea di suonare come quei gruppi e così provai a convincere i miei genitori a comprarmi uno strumento,feci un miracolo a scuola per potere avere una chitarra che arrivò per la promozione in seconda media.
Da li in poi, la chitarra è diventata la mia più fedele amica, passavo la maggior parte del tempo a suonare in camera e successivamente abbiamo formato gli E-Placid, una band con il quale è cominciato il mio percorso.


La vita musicale nella mia città, come in tutte le piccole realtà non era facile.
Molto spesso venivamo giudicati come scappati di casa e nulla facenti ma poi quando si saliva sul palco c’era sempre una piccola fetta di persone che ti apprezzava e questo era quello che serviva per andare avanti.
La grande crisi economica poi ha influito tanto sui sacrifici che comportava fare la vita da musicista, lavoravo in ristorante fino a tardi per pagarmi la strumentazione che sono riuscito a comprare.

Quante ore pertichi la chitarra durante la giornata ?

Negli ultimi anni non suono più tante ore al giorno, ho cominciato un percorso dedicato alla composizione e all’arrangiamento che mi porta via tantissimo tempo, per questo non riesco a dedicare più di un paio d’ore al giorno allo strumento.

Come pensi sia cambiata la tua vita da quando suoni con Salmo ?

Da quando suono con Salmo (2014), la mia vita è cambiata tanto ma sopratutto molto in fretta.
Quando ho accettato la proposta di partire per il primo tour sapevo che avrei potuto perdere una certa stabilità per soddisfare il mio desiderio di vivere per la musica, avevamo tutto da perdere ma alla fine è andata bene.
Anzi Ho avuto la fortuna di vedere l’evoluzione di a parer mio, uno degli artisti più influenti dell’ultimo decennio, sono contento di aver fatto parte in maniera incisiva della sua storia e aver contribuito al suo successo.

Ma quale è il tuo rapporto con lui ?

Con Mauri abbiamo un rapporto fraterno che va aldilà della musica, ci conosciamo da anni e abbiamo sempre avuto rispetto l’uno dell’altro.
Per me è fondamentale stare in sintonia con le persone con cui lavoro e passo molto tempo, non sarebbe possibile fare grandi cose in un clima diverso.
Grazie anche al lavoro fatto con Salmo, ultimamente lavoro con tantissimi artisti di fama nazionale e sono soddisfatto del percorso che sto facendo.

Sei contento del tuo lavoro sino ad ora ?

Se dovessi tirare le somme, sarei sicuramente felice del mio percorso artistico. Sono partito da una piccola cittadina dove la musica ha sempre avuto poche speranze e non è mai stata incentivata e alla fine mi sono trovato su grandi palchi e ad aver firmato alcune delle canzoni più ascoltate degli ultimi 7 anni, come si fa a non essere contenti?
Di sicuro ci sono stati momenti difficili, dopo che la musica diventa un lavoro si rischia di perdere la bussola e di seguire solo la strada che porta ad ulteriore successo artistico ed economico, questa è una delle fasi che ho temuto di più perché da una parte i soldi servono ma dall’altra si rischia di vivere un’insoddisfazione artistica che per musicisti come me è devastante.
Sono convinto che bisogna lavorare sodo senza dimenticarsi da dove arrivi e per cosa lo fai veramente, se dai tutto, è la musica che ti viene a prendere!

Come prepari un grande evento?

Cerco di preparare i concerti oltre che a livello tecnico, sopratutto a livello mentale. Il peso delle responsabilità a certi livelli è molto grande, quindi si è soggetti a pressioni che vanno aldilà della musica, per questo è importante cercare il proprio equilibrio anche nei momenti più difficili.