Brakeless e la designer Paola Panzeri

Nn c’è mai un inizio scontato, Paola Panzeri classe 97′ inizia ad andare in bici grazie al fratello, quando durante le prime “gite” in vista delle gare si innamora e, dal vedere le competizioni passa all’età di sei anni a partire dalla categoria G1, ora siamo arrivati alla diciannovesima stagione in cui Paola attaccherà il pettorale

Quando ha notato che il ciclismo poteva essere matchato con l’influenzar ?
e pensa che con Instagram si sia fatta conoscere ?

Prima su Facebook e poi su Instagram ho iniziato a postare foto, ero una teenager come tante ed era un passatempo condiviso con le mie amiche e compagne di squadra, poi, ad un certo punto, il numero dei followers e’ iniziato a salire ma e’ con i primi eventi Fixed (era il 2015/16) che la mia popolarità e’ decollata.
In questa specialità si unisce il lato tecnico (allenamento, prestazioni in gara) al lato della “comunicazione social” (photoshootings, ricerca delle collaborazioni) e da allora le due cose sono andate di pari passo.

Quanto pensa sia importante portare sempre nuovi contenuti ?

Sicuramente dal punto di vista social per gli sponsor e per la visibilità bisogna essere in grado di reinventarsi ogni volta. Bisogna essere sempre più bravi e professionali rincorrendo trend e attenzioni per non finire nel banale o nel dimenticatoio. Rimango però dell’idea che bisogna mostrare la propria realtà nel modo più naturale possibile senza farsi troppo influenzare dai giudizi esterni.

Quanto è stato importante avere nuovi partner per il proseguitò delle gare fixed? e quanto ritiene importante la cura con il brand ?

Gli sponsors, sia economici che tecnici, sono fondamentali per un atleta quindi rispondo che si’ sono stati importanti ed e’ doveroso rispettarli e promuoverli al meglio.

Ci racconta come è nata l’idea della creazione di brakeless e come la sta sviluppando ?

Brakeless e’ una conseguenza naturale nata dalla mia creatività di designer, fin dalle prime gare Fixed, in collaborazione con il mio manager Pool (soprannome voluto e non un errore di battitura), abbiamo realizzato, in occasione degli eventi più importanti (Red Hook, RadRace42 ecc…), divise particolari ed uniche e spesso mi veniva chiesto se si potessero comprare.
Oggi questa e’ una realtà che piano piano ha preso forma, le collezioni sono diverse e sono contenta che gli ordini arrivino da ogni parte del mondo, abbiamo clienti dagli USA, Barhain, Germania, Olanda ed altri stati europei e perfino dalla Russia e dal Giappone.

Pensa che le azioni portate avanti in questi anni via social e sponsorizzazioni di marchi l’abbiano aiutata o semplificata per la creazione del brand ?

Sicuramente avere avuto l’opportunità di “vestire” brand prestigiosi come Nalini, Santini e Giordana ha fatto la sua parte pero’ la mia linea ciclismo e’ come io vorrei che fossero i capi che uso per correre, quindi insieme al mio partner lavoriamo per un fit perfetto e dei tessuti sempre all’avanguardia (il più possibile ecosostenibili).

Tornando a lei, quali obbiettivi si è posta ? e avrebbe mai creduto che questo potesse divenire il suo lavoro ?

Definire la mia presenza sui social come il mio lavoro e’ un po’ forzato, per ora faccio la ciclista/influencer “quasi” a tempo pieno, purtroppo pero’ per noi ragazze non e’ ancora possibile mantenersi solo con la bicicletta ed i social, quindi mi sto dando parecchio da fare per trovare una soluzione lavorativa che mi dia la possibilità di mettere il mio talento come designer al servizio di qualche Brand di moda.

Ha sperimentato tutte le discipline, ma è sempre rimasta sulle gare dedicate alla velocità ?

Madre natura mi ha dotato di un fisico “potente” e veloce che poco si presta alle gare con le salite, dove faccio fatica, quindi e’ naturale che io mi “diverta” molto di più nelle discipline veloci e poi volete mettere correre a 60kmh con un rapporto fisso e senza freni, cioè “Brakeless”! E’ una sensazione adrenalinica e senza pari!

Il ciclismo è un arte ?

Dare una risposta breve a questa domanda e’ difficile, di sicuro bisogna provare per capire la passione che nasce dentro a chi “sposa” la bicicletta, la definirei quasi una malattia, pero’ “sana”. Se questo si possa avvicinare all’arte… non saprei, di sicuro, quando siamo sulla nostra bici, che sia in allenamento o in gara, entriamo in una dimensione parallela dove tutto ci sembra diverso e lontano perché, sul nostro “cavallo in carbonio”, ritroviamo noi stessi e a volte, quando siamo in mezzo alla natura, riusciamo anche a fare pace con il mondo, quindi…. le emozioni sono tante e diverse proprio come quelle che ci trasmettono i nostri artisti preferiti.