Dalla strada ai microfoni di Eurosport, la storia di Marco Cannone

Quando la strada ti toglie qualcosa, prova a riprendertelo

La storia di Marco Cannone narra di un destino nel ciclismo non scontato, legato a un filo che l’ha visto crescere in sella da quel magico inizio nel 1982 nelle categorie giovanili iniziando a vincere gara su gare e così che il ciclismo 42 anni fa non l’ha più lasciato solo
Oggi si racconta dopo un carriera non costruita da numeri ma da atti che l’hanno portato a divenire telecronista di Eurosport.

La sua carriera a livello professionistico non è stata duratura, a cosa deve quei pochi anni da professionista ?

Bisognerebbe analizzare i numeri, al professionismo ci si arriva dopo una serie di militanze nelle categorie giovanili. Ad ogni passaggio di categoria c’è un imbuto molto stretto e pochi riescono ad andare avanti, per una serie di motivi. Io sono arrivato al Professionismo dopo aver fatto 5 anni nei “Dilettanti” prima di 2° serie poi Under23 e poi Elite. Da dilettante ho vinto 30 corse e 9 Internazionali, ho anche faticato a passare professionista. Poi una volta raggiunta la massima categoria, sono riuscito anche a vincere, posso garantire che non è assolutamente facile… Poi ci vuole anche un elemento molto importante, la FORTUNA, evidentemente non ne ho avuta molta, un paio di cadute con infortuni più o meno gravi, mi hanno fermato dopo 6 anni di professionismo. Sono orgoglioso di aver partecipato a tutte le Gare di Coppa del Mondo, e a Grandi Giri…

Cosa pensa che sia cambiato dal ciclismo dei suoi anni a quello attuale? e dal punto di vista esterno che cambiamenti nota a livello anche organizzativo

Dal punto di vista organizzativo riferito alle Società, bè è totalmente cambiato… Quando correvo io si andava alle corse con 2 ammiraglie e un furgone, poi sono arrivati i primi camper nel finire degli anni 90 e a cavallo col nuovo millennio sono arrivati i Pullman. Oggi quando si va a vedere la partenza di una gara, è molto bello vedere tutti i mezzi schierati.
Dal punto di vista degli atleti, si è accelerato tutto, oggi già da Juniores (17-18 anni) si è monitorati dalle grandi squadre professionistiche, non è un caso che più di qualcuno passa professionista già a 19 anni…
Nel lato agonistico, si va sempre più forte, ci sono stati dei miglioramenti in ambito preparazione atletica, c’è molto più studio, ed i risultati si vedono…

Cosa ricorda della prima vittoria da professionista ?

Una gioia IMMENSA… Finalmente ero riuscito a dedicare a mio Papà (scomparso alla vigilia del mio passaggio al Professionismo) la vittoria che si meritava per tutti i sacrifici che, insieme agli altri componenti della mia Famiglia, aveva fatto… Poi ho battuto dei grandi corridori, e questo mi ha reso molto felice…

Ci racconta un aneddoto di quando correva?

Non ho un vero e proprio aneddoto, potrei raccontarvi della mia “Campagna del Nord” in camera con Franco Ballerini quando correvamo alla Lampre-Daikin… Abbiamo passato oltre 40 giorni in Belgio alla scoperta di ogni angolo buio del pavè delle Fiandre e della Roubaix, una esperienza INDIMENTICABILE che porterò dentro di me per sempre, Franco era un PROFESSIONISTA VERO, e lui mi ha insegnato tutti i trucchi per affrontare le pietre del Nord, la meticolosità con la quale affrontava ogni singolo allenamento era impressionate, provavamo i vari settori 3,4,5 volte finche non trovavamo la traiettoria migliore…insomma un MAESTRO sotto tutti i punti di vista.

E poi? dopo la fine della sua carriera ciclistica cosa è accaduto ?

Alla fine della mia carriera è accaduto che sono andato a lavorare, il ciclismo mi ha dato l’opportunità di conoscere i miei limiti, mi ha dato l’opportunità di partecipare a competizioni di ogni genere…il mondo del lavoro mi ha offerto le stesse situazioni, ho fatto tanta gavetta, poi un ruolo Internazionale in una Multinazionale, e oggi dopo 19 anni di lavoro sono Direttore Generale di una Branch Italiana di una Multinazionale Internazionale…

2021,La notizia di essere cronista alle olimpiadi cosa le ha fatto provare ?

Le Olimpiadi……..un SOGNO per ogni atleta, ma garantisco che è un sogno anche per ogni commentatore… Quando nel 2020 mi era arrivata la notizia che avrei commentato le Olimpiadi ero entusiasta, poi l’annullamento, è stato brutto dover aspettare ancora un’anno, ma questo è servito a me e al mio collega di microfono Luca Gregorio, ad affiatarci ancora di più, abbiamo studiato tanto, siamo stati coinvolti dagli Atleti/e che ci raccontavano come andavano gli allenamenti, i Tecnici di riferimento, Marco Villa e Edoardo Salvoldi, sono stati preziosi nel darci preziose informazioni e aggiornamenti, e poi i nostri “inviati” sul posto, il Presidente della FCI Cordiano Dagnoni con i meccanici e massaggiatori, sono stati i nostri occhi.

Dream team,a Tokyo ne erano presenti due, uno su pista e quello della parte di cronaca, avrebbe mai pensato che potesse tornare a commentare il ciclismo e emozionarsi come un tempo ?
Con ogni probabilità mi sono emozionato più di quando correvo. Gli atleti/e li conosco tutti fin da quando erano ragazzini, li ho visti crescere nei Velodromi Italiani, so quanto i Tecnici Villa e Salvoldi abbiano lavorato per portare gloria a tutti, io e Luca Gregorio siamo stati fortunati ad assistere e raccontare una FINALE GLORIOSA che resterà nella storia per come si è svolta, per il grande recupero negli ultimi 3 giri, e si dai, anche per la nostra enfasi

Ora cosa l’aspetta e cosa si aspetta ?

Tanto tanto lavoro (fortunatamente) e ancora tanto da studiare per essere pronto quando sarò chiamato al microfono per commentare le gare su pista. Il nostro calendario non è ancora uscito però quest’anno sarà un anno più “tranquillo” ci sarà da commentare i Campionati Europei ad Agosto e i Campionati del Mondo ad Ottobre, più qualche gara durante l’anno.
Cosa mi aspetto…? Bè chiedere riconferme è palese, ottenerle non è mai facile, ma il Gruppo Azzurro è molto forte e coeso, sicuramente mi aspetto di divertirmi ancora tanto raccontando le azioni dei Nostri Azzurri…