Davide Puxeddu e le distrazioni del mondo

Il mare, la connessione tra Davide Puxeddu Sardo trapiantato da qualche anno su Roma e il mare hanno una alleanza incredibile, la passione del giovane nasce quando sin da piccolino guardando le varie fiction prima di andare a dormire si immaginava di essere uno dei personaggi visti in tv.

Quel momento della sera, quando tutto si scuriva e le luci si abbassavano Davide immaginava e simulava le grandi serate, le grandi premiazioni e ironizzando anche sulle sue partecipazione agli oscar

E modestamente, se posso essere sincero, ho perso il conto di quanti Oscar ho vinto.

Davide, cosa cerchi di far trasmettere?

Sono sempre stato l’animatore del gruppo, sia in famiglia che con gli amici. Mi è sempre piaciuto strappare un sorriso alle persone, non far pensare alle cose negative che magari buttano un po’ giù. Penso che un sorriso possa davvero salvarti la vita.
Non amo stare da solo, perché quando sto solo penso molto e va a finire che mi intristisco. E forse è per questo che quando esco dal mio buio mi piace far ridere le persone, perché nel mio piccolo so cosa vuol dire essere triste. Ognuno difende e porta avanti le proprie idee no? Ecco io sono un NO BRONCIO.

Si può definire un modo per esternare il mondo?

Per rispondere a questa domanda mi collego ad una citazione dell’ultimo film di Paolo Sorrentino “È stata la mano di Dio” , La realtà è scadente. Sono molto il linea con il pensiero del Regista Partenopeo.
Molte volte la realtà mi provoca noia e sento il bisogno di vivere altre vite.

Essere attore cosa comporta?

Non posso ancora rispondere a questa domanda, credo però sia una bellissima responsabilità.
L’unica cosa che sono in grado di dire ad oggi è che questo percorso ti permette di conoscerti davvero a fondo, un continuo studio su ciò che è la tua persona.

E il rapporto con il calcio?

È sempre stato presente nella mia vita e penso che continuerà a farne parte. Ho iniziato a giocare a calcio all’età di 5 anni e praticamente non ho mai smesso, togliendomi qualche piccola soddisfazione arrivando a giocare con la squadra della mia città e di cui sono gran sostenitore. Da quando vivo a Roma non pratico più con frequenza e a livello agonistico, ma il pallone è un mio grande amico.

Quale è il tuo rapporto con Roma?

Sono perdutamente innamorato di Roma dal primo giorno che l’ho vista. Ma è anche vero che ci ho messo un po’ ad ambientarmi, arrivavo da una piccola città e non ero abituato alla realtà di una città così grande. Penso che il quartiere dove abito ora, più o meno, fa gli stessi abitanti della mia città di origine, pensa un po’.
Roma è bella perchè non finisci mai di scoprirla, Roma è storia, è arte in tutte le cose, piccole e grandi. Sono davvero contento di vivere qui.

Pensi che sino ad ora tu sia riuscito a esprimere la tua personalità?

Penso che sto attraversando un periodo di conoscenza vera e propria della mia personalità, giorno per giorno. Come ho detto prima mi è sempre piaciuto far ridere le persone, strappare anche solo qualche sorriso per non far pensare alle cose negative. Però mi sto rendendo conto che vivere anche un po’ di buio non è un male, anche perché se non vivi il buio non dai più valore alla luce.