Erika Lei, la musica come un velo

L’inizio, non è identificabile, la musica ha deciso di far parte della vita di Erika Lei classe 92′ Siciliana sin dal primo giorno della sua docile vita, per poi svilupparsi in modi diversi.

Produrre, è un percorso nato per caso, cantando sempre in qualsiasi momento della sua vita ma non mettendosi mai veramente alla prova, durante gli anni di liceo però le cose cambiarono.

La bacheca, sembra che Meta abbia stravolto il percorso della giovane, racconta Erika
“sulla bacheca di Facebook durante gli anni di liceo apparve un annuncio di una band che cercava una cantante” le su amiche riuscirono a convincerla per riuscire a farla candidare, e il “provino” fu un un successo.

L’arco della vita, dopo il provino Erika capisce che forse ha un minimo di talento, da li non si fermò mai e iniziò a essere partecipe ai compleanni degli amici, fino ai palchi più grandi con un crescendo di emozioni che non sono mai mancate, ma che con il tempo si sono ampliate e identificate

Erika ci parli del brano Donne che odiano Donne?

Donne che odiano le donne è un brano che secondo me è stato parecchio sottovalutato, e non lo dico perché tra le tante c’è anche la mia penna oltre che la mia voce, ma per la tematica che ha voluto affrontare e per l’approccio diretto e senza filtri che si è posto come obiettivo. Si cerca di trasmettere il fatto che spesso le donne sono nemiche, e per quanto la cosa si possa sottovalutare, alla lunga si può creare una vera e propria rivalità che può degenerare. Siamo tanto brave a fare le amiche, a mostrare sorrisi falsi, ma poi in fin dei conti cerchiamo sempre di distruggerci. E’ un po’ un inno a evitare che accadano queste situazioni, e farsi forti di se stesse se ci si ritrova a viverle , e a fare gruppo , perché insieme noi donne siamo molto forti, di certo più forti che se da sole.

La musica per te cosa significa? un Nemico? un modo per stare meglio ?

No, mentirei se lo dicessi,non sempre almeno. La musica spesso è una nemica per me, perché a volte per quanto io penso di darle non mi sento ricambiata. E’ chiaro che allo stesso tempo è il mio più grande amore, ma per ogni amore che si rispetti secondo me deve esserci un “odi et amo” di fondo. Io e Lei sappiamo quando ne abbiamo abbastanza, non nego che spesso mi capita anche di prendermi delle lunghe pause, quando vedo che rincorro degli obiettivi che mi sembra non toccare mai, per esempio. Ma per quanto immensi possano essere i giri che mi ritrovo a fare per evitarla Lei torna sempre, più forte di prima

Dunque,cosa cerchi di far reperire?

La maggior parte delle volte i miei testi sono sfoghi della mia vita, come penso valga un po’ per tutti. Potrebbero esser definiti come pagine di diario, come confessioni ‘’moderate’’. Il mio obiettivo è di arrivare a chi si sente come me, a volte felice, a volte triste, spesso solo e di certo confuso. Non sempre mi trovo ad affrontare tematiche forti o sociali, perché credo abbia più senso tacere su cio’ che non si conosce o su ciò che non si vive, e penso che questo renda quantomeno i miei testi più genuini… o cosi mi dicono.

A proposito di scena, Quale rapporto hai con i palchi ? ti mettono ansia?

Oh no, decisamente no. Il palco è la sublimazione di ogni sforzo, emozione e di certo è quello il momento in cui si diventa veramente artisti secondo me. L’ansia da prestazione c’è sempre, la paura di scordare le parole, di stonare, di non piacere, non posso negarlo, eppure sono queste le cose che alimentano la fame, la foga di dare il massimo, e poi vedere la gente che ascolta, coinvolta, che risponde, che si emoziona, supera ogni forma di pagamento o gratificazione al mondo. Ho cantato davanti a una folla immensa , credo qualcosa come 50.000 persone , a Riccione, al Deejay on stage, ad oggi il più grande che abbia mai fatto. Beh penso di non aver mai provato niente di cosi forte e bello come quella sera. Come se mi avessero sparato in vena una dose di adrenalina pura. Credo sia ciò che oggi mi manca di più.

Come ti stai trovando nella tua attuale vita musicale?

Non voglio di certo fare la martire , ma essere donna nell’industria musicale è difficile. E non parlo di questioni di approcci sessuali, non nel mio caso almeno. Più che altro mi rendo conto che oggi è raro emergere come donna, tant’è vero che possiamo contare quasi sulle dita di una mano o poco più quante donne posso essere davvero considerate famose in italia. Non è un argomento che sollevo per la prima volta io , se ne è parlato per Sanremo , quanto fosse bassa la quota rosa, o in varie altre occasioni. Non mi considero una femminista dura e pura perché credo nel merito più che nelle concessioni per “equità” , eppure penso che in questo caso sia veramente palese quanto poco si venga considerate rispetto ad artisti di sesso maschile. Però di certo ho avuto molte occasioni, quindi penso che la risposta secca alla domanda potrebbe essere ‘’si, o forse, no”?

Pensi che nei tuoi testi sia racchiusa la tua personalità?

Ci sono stati momenti, e lo confesso senza vergogna , in cui potevo stare ore ed ore senza scrivere niente, penna in mano, foglio bianco ( scrivo rigorosamente a penna ) mille idee e zero parole, altri giorni invece un ‘idea, una sensazione erano già una canzone dopo mezz’ora o quasi.. Sicuramente a differenza di altri durante la pandemia per esempio non ho scritto una parola. Mi stimola la vita, vivere situazioni, e si, ammetto che spesso sono quelle negative che mi ispirano più di quanto lo facciano le giornate felici. Se dovessi insegnarlo non potrei, è qualcosa comunque di istintivo, un’urgenza, una sensazione, ma credo che questo vari per ogni cantautore.