Francesca Zama e il contrasto con la fotografia

Ritratti e poesia, quella che cerca di trasmettere Francesca Zama è un arte lessica fatta di parole, sentimenti e scatti
Lo status di attuale fotografa non è descrivibile con poche parole, ecco perchè siamo riusciti a porle qualche domanda.

L’incisione fa parte di un percorso in crescita con la voglia di saper apprendere e prendere le critiche in modo costruttivo, delinearsi la propria zona e la propria cerchia.

La filosofia, quella diversa e attraente, inizia tutto a diciassette anni, quando si avvicina al mondo fotografico per puro “gioco” iniziando a scattare, durò una settimana e poi lasciò la macchina a prendere polvere, ma, i ricordi affiorano, passa un anno e la voglia di scattare e di far trapelare un concetto riappare.

Quella magia che non arriva subito le difficoltà apparenti all’inizio furono tante e con solo a disposizione Lightroom sembrava di essere sulle montagne russe, con il tempo e iniziando a lavorare con un discoteca però le cose cambiarono.

Quella fedele rosa, la macchina fotografica è parte integrante della sua vita, trova spunto da qualsiasi frase o ambiente per poter scattare e mostrare qualcosa che possa essere suo
“Quando mi succede qualcosa che mi lascia emozioni, che vale la pena ricordare, penso subito a un modo per renderle visibili nella mia arte. È probabile che durante le mie giornate, io mi fermi a fissare il vuoto, non importa dove io sia. Quando succede significa che la mia testa sta lavorando, la cosa bellissima è che non è premeditato; è come se fosse flash.”

Cosa pensi del tuo percorso ?

Senz’altro ancora in “definizione”.’mi reputo ancora molto acerba da questo punto dì vista. Scatto dal 2019 e nonostante riconosca il mio salto dì qualità in questi 3 anni, sono convinta che ancora mi manchi qualcosa. Quando scatto e guardo la foto finita sono soddisfatta certo, ma sento che c’è ancora qualcosa dì mio che non riesco a condividere, a trasmettere.
Molte volte ci penso e mi sento una sorta dì “fallita”. Lo so è sbagliato,’ma mi chiedo costantemente “ce la farò?” “Sarò in grado dì lasciare una mia impronta artistica?” “Avrò il coraggio dì buttarmi a capofitto in quest’arte?“ . Mi sento una fallita perché penso dì non potercela fare. Quanti fotografi saremo al mondo? Più dì un milione sicuramente. Quindi mi domando, perché io penso dì avere qualcosa che possa distinguermi da tutti loro? Ad esempio una foto dì Steve McCurry la riconosci anche a due metri dì distanza, sai che in ogni suo scatto c’è lui, e lo percepisci. Io riuscirò mai a trasmettere una cosa del genere? Ora come ora posso solo dire bho, non so cosa ha in serbo per me il futuro, ma lo spero davvero dì potercela fare, dì arrivare a quel punto della vita e dire “si Zem ce l’hai fatta” e magari darmi una pacca sulla spalla. Di una cosa sono certa: devo essere io a riconoscere quel momento, non gli altri e nemmeno un maestro dì fotografia, solo io. Quando raggiungerò il mio obiettivo tutta la mia ansia sulla mia carriera so per certo che svanirà in un secondo e non mi ricorderò nemmeno il perché della sua esistenza, non mi ricorderò nemmeno la sensazione che percepivo quando la provavo. Quel giorno ti potrò dire per certo quale sarà il mio modo dì scattare.


Quale concetto vuoi far reperire?

Il concetto che voglio trasmettere varia in base a cosa provo quel giorno. Tendo a scattare sempre a ritmo di musica, ma deve essere sempre collegata ad uno stato d’animo. Quando scatto mi sento euforica,Come se fossi fatta o ubriaca. È un po’ come se fosse quella birra che ti bevi dopo una giornata straziante di lavoro. Torni a casa, apri il frigo, tiri fuori la tua bella birra ghiacciata e poi ti senti appagato. Senti riaffiorare tutte sensazioni positive che non hai avuto durante il giorno. La fotografia è l’unica cosa che mi strappa dalla monotonia della mia vita e sopratutto dai problemi, perché quando scatto mi dimentico di tutto, mi concentro solo su quello e per 3/4 ore sono letteralmente come vorrei essere h24.

Quanto incide la tua personalità nel tuo modo di scattare ?

Il mio modo di scattare si assolutamente. Sono sempre me stessa durante gli shooting, infatti molte volte le persone con le quali lavoro rimangono basite. Sono una GRANDISSIMA chiacchierona, logorroica, pazza, in poche parole non sto mai ferma, nemmeno quando scatto. È fondamentale per me far sentire il soggetto che ho davanti una persona e non un oggetto da spostare qua e là, come faccio con le luci. Mi piace fare ridere chi ho davanti è in generale il mio team, voglio che chi lavori con me sia sempre di buon umore. Ci sono poche regole da seguire per scattare con me: parlare, divertirsi durante lo shooting e sopratutto, se finito il tutto non si hanno impegni, caffè con una bella sigaretta.

Quali pensi possano essere le differenze nello scattare per gente del mestiere e esterna ?

Le differenze sono molteplici. Con un soggetto esperto È tendenzialmente tutto più facile, c’è molta complicità, le cose vengono capite al volo e porti a casa del materiale davvero ottimo. Invece con una persona meno sdorerà tutto si fa un po’ più complicato. Sei tu che devi seguirl* e aiutarl* durante il set, quindi ovviamente ci vuole il doppio del tempo. Sopratutto il lavoro lavoro finale è sostanzialmente più “striminzito”, rispetto al primo caso.
Però conosco tante persone che non fanno i/le modell* di professione e hanno una espressività e bravura davvero assurda. Molte volte mi trovo meglio con persone contattate così, che attraverso agenzia.

Pensi che ogni immagina si descriva a se ?

Ogni immagine vale mille parole, proviamo a immaginare: in ogni singolo scatto c’è magari dietro una risata, un pianto, un pensiero o qualsiasi cosa, e tu (e chi era lì con te) lo sa; e di tutto questo ne ricavi fuori una piccolissima foto che può trasmettere emozioni immediate o meno esplicite che siano.
Molte foto, ad esempio, sono un enigma . Ci metti un eternità per capirne il significato, semplicemente perché devi scavare affondo per comprenderlo.
Ed è esattamente quello che spero di diventare io, una semplice incognita.
Voglio che le persone si chiedano “chissà cosa stava provando”, “chissà cosa vedeva lei attraverso la macchina fotografia”, “cosa l’ha spinta a realizzare questo progetto”
Scattare è semplice ma analizzare quello che davvero vuoi ricavarne no. Dobbiamo tornare indietro e capire tutto il processo che c’è prima del “click”. Dopo diventa tutto più semplice.

Hai un tuo parere sui giudizi altrui ?

La paura dell’altro, l’estrema ignoranza, il non immedesimarsi minimamente nella situazione altrui. Sono tutte cosa che fanno parte del mondo purtroppo da anni e che alimentano tutto questo. Trovo inconcepibile che ancora oggi persone si autoproclamino il diritto di poter giudicare, far sentire inferiore qualcuno soltanto perché crede che sia diverso, ma diverso per cosa? Non ci rendiamo conto che ognuno di noi è identico. Siamo nati tutti con i medesimi organi, con le stesse emozioni e tutti allo stesso modo. Io mi chiedo queste persone dove le vedono le differenze? Esistono? Ovviamente no, è solo il prodotto di stupide convinzioni create da persone vissute chissà quanti anni fa; persone che evidentemente non avevano minimamente la nozione di umanità. Secondo il ragionamento di un razzista io dovrei penalizzare una persona solo perché proviene da un altro paese? Ma stiamo scherzando? Io amo conoscere persone di altre etnie, amo ascoltare della loro cultura, delle loro usanze. Imparare quello che non so per me è fondamentale, mi fa sentire più vicina a chi è a chilometri di distanza da me, mi fa viaggiare con la mente. Ognuno di noi ricava qualcosa di buono e utile dall’altro.
Quando sento di episodi razziali, mi incazzo da morire, perché non posso davvero credere che la gente segua un ideale infondato e sopratutto inventato da chissà quale decerebrato vissuto secoli fa. Ma la cosa assurda è che chi mette in atto questi atti orribili, sono molte volte gli stessi che credono nel progresso; ma seriamente? Vogliono il progresso quando ancora si comportano nello stesso modo di chi ha sbagliato e di chi continua a sbagliare. Il vero progresso del mondo è l’umanità unita, è la collaborazione di ognuno di noi per creare delle generazioni future volte alla libertà, alla pace, all’accettazione, alla conoscenza e alla curiosità di scoprire l’altro.