Gian Carlo Caboni,il ritratto della fotografia

Capitolo uno, la passione che unisce Gian Carlo Caboni e la fotografia nasce durante un viaggio in Africa con la famiglia dove, si accorge quanto tramite la comunicazione di immagini si possa arrivare al cuore.

Gli stili,e la sperimentazione con il tempo implementa la passione ricercando il proprio stile e ritrovando se stesso nella ritrattistica facendolo sentire bene con il mondo circostante.

Quale concetto cerchi di far arrivare?

Mi piace molto l’unione della natura con il corpo femminile, ci vedo una sorta di connessione, unendole cerco di trasmettere emozioni raccontando delle storie con diversi scatti. Avvolte queste emozioni arrivano da me stesso, avvolte da quello che mi circonda.

C’è un collegamento da lato visivo?

Il livello visivo per me è fondamentale, ogni mio scatto, anche il più banale, ha una logica estetica. C’è sempre un studio su ogni cosa, niente è per caso. Location scelte a seconda della modella, o viceversa. L’outfit è quasi sempre studiato assieme ad una consulente d’immagine che mi dà costantemente una mano.
Poi logicamente ci sono set e set, quelli dove ti organizzi all’ultimo e quelli che dietro hanno un team di sviluppo più importante, composto da vari professionisti. In ogni caso il tutto crea tante sinergie che alzano il livello creativo. Diciamo che se ho un idea in testa, cerco sempre di svilupparla nel migliore dei modi.

Cosa ti lega al mare ?

Personalmente odio il mare (ride ndr), ma non so se si vede nelle foto. Abitando in Sardegna sono obbligato in molti casi a scattare al mare, ma cerco sempre di farlo in periodi più calmi e silenziosi, dove prevale la natura. Di base sceglierei sempre la montagna.

E con la fotografia è un amor e odio ?

Ma si, come in ogni cosa, anche se la parte relativa all’odio è più rivolta al sistema. Mi sento fortunato ad abitare in uno dei posti più belli del mondo dove le location mozzafiato sono dietro l’angolo, ma siamo arretrati come pensiero e ci sono poche possibilità di sviluppo, quindi alcuni progetti che ho in testa diventano molto più complicati da realizzare.