Gianluca Armenio,l’arte e il collegamento con le auto

La passione, quella smisurataGianluca Armenio nasce a Napoli dove coltiva la passione per la fotografia per puro caso, o forse no?
Sin da bambino capisce di avere una propensione per le arti digitali, racchiudendo sentimenti e emozioni, cambiando la sua visione di vita cerca di trasformare la sua passione in un lavoro girando e scoprendo posti magnifici in tutta Europa.

Cosa cerchi di trasmettere e cosa vuoi far arrivare ?

Passione e autorevolezza, è cioè il mio pensiero verso questa arte audiovisiva. Voglio che ciò che realizzo susciti un emozione, sia positiva che negativa. Insomma, non lasci indifferente. Anche se la fruizione dei contenuti ad un pubblico più vasto non aiuta. Pochi si soffermano su contenuti lunghi, pochi hanno voglia di soffermarsi a riflettere. Nello spazio di pochi secondi spesso esprimiamo non più un ragionamento ponderato ma un giudizio emotivo, un comodo like, un dislike o sempre più spesso un passare oltre a cercare altro. Stiamo diventando sempre più dispenser di pensierini che botti pregiate dove il pensiero matura e lascia sedimentare la feccia emotiva. Una tendenza assecondata soprattutto dai Social Network.

Pensi che il tuo lavoro ti abbia cambiato la vita?

Quando realizzo un video faccio solo una cosa e ne sono felice. Mi capita anche se scrivo ma un video ha meno filtri: non devo avere della carta, non devo prendere in mano una penna. Pur essendo un fatto tecnico ha sorprendentemente meno filtri di molte altre attività che si fanno. Non voglio però parlare di videografia o di aspetti tecnici, piuttosto, di un atteggiamento. Io lo chiamo “fare cose semplici”. Le cose semplici sono spesso trascurate perché si pensa che abbiano un valore inferiore a quelle complesse ma l’inganno è che quelle complesse sono solo caotiche, affastellate l’una sull’altra, confusamente. Pensare semplice. Fare semplice. Ascoltare semplice. Parlare semplice. Fare poche cose prestando attenzione a ciò che faccio.
Un video non è un fine ma un mezzo, o meglio: il mezzo è la semplicità, il fine è la ricerca delle verità, cioè la natura delle cose, e l’origine di noi stessi. Grazie a ciò la mia vita non è cambiata, ma migliorata.

Tutto, mi completa. Rappresenta un estensione del mio pensiero che prende forma, vita. Non potrei farne a meno. I mezzi che uso sono solo degli strumenti per esprimere quella che é la mia visione personale.


Dietro a un frame cosa si nasconde ?

La verità delle cose, la loro semplicità, la loro purezza. Anche la voglia di mettersi in discussione che nasce dalla consapevolezza che si può fare di meglio e di più. Questa sensazione non va intesa in modo negativo, ma caratterizza chi lavora in ambito creativo. Se non ci fosse, non ci sarebbe quella spinta irrazionale che ti permette di lanciarti nel progetto successivo con idee nuove e fresche. Alla fine cosa significa fare video? Tecnicamente è l’atto del comporre un insieme di immagini all’interno di più fotogrammi, impressionando una pellicola o un sensore digitale dopo aver aperto l’otturatore e aver lasciato entrare la luce. Concettualmente e filosoficamente significa invece fare una cosa precisa in un momento presente.
Significa, appunto, essere presenti.

Quali emozioni provi ogni volta che ti viene commissionato un lavoro?

Essere all’altezza è una sfida costante. Il mio obiettivo da creativo è quello di intrattenere. E per intrattenere la gente quello che conta è la storia. Quello che conta sono i personaggi, è stabilire un rapporto con il pubblico. Si tratta di stabilire un tipo di rapporto nel quale riesci davvero a intrattenere profondamente le persone. Ma non stiamo parlando solo di una forma d’arte. È un business. Le cose che intrattengono semplicemente rendono meglio. Le basi dello storytelling, le basi della grammatica del cinema, delle prospettive, anche delle vecchie cineprese Mitchell o roba del genere: quelle sono le cose che si devono imparare. Rappresentano le fondamenta dell’edificio di una carriera in questo ambito.

C’è un lavoro alla quale sei più legato?

In ogni lavoro lascio un pezzo di me, un impronta. Se dovessi scegliere, sicuramente avrebbe un posto speciale quello per Lovecars. Nel 2018, io e Francesco Carlo (Fotografo Automotive, che ha lavorato anche per Lamborghini e Pagani) scegliemmo la Costiera Amalfitana come set per la nuova Jaguar F-Type. In due giorni, riuscimmo a creare pochi contenuti. Tornammo a Napoli un po’ sconfortati, finché non mi venne un idea: utilizzare alcuni luoghi iconici della città come sfondo per la vettura inglese. Impostammo la sveglia alle 4.00 del mattino e in poche ore realizzammo quello che avremmo dovuto fare nei tre giorni precedenti. A Napoli ci sono nato e la confusione fa parte di me, mi completa. La verità è che quando mi aggiro per la mia città, mi aggiro per casa mia . Non so quale sia la differenza e credo che infondo non ce ne sia nemmeno una.