Giorgia Grassi e il connubio con la pittura

Indelebile, Giorgia si avvicina al mondo della pittura attorno ai sedici anni come atto di sfogo, un bisogno viscerale di espressione e evasione dalla realtà soffocante che stava vivendo

L’istinto, il processo di creazione è avvenuto in maniera causale, istintiva con una tela trovata in giro per casa e dei colori vecchi di quando la sorella frequentava il liceo artistico a Roma.

Tramite i suoi quadri cosa vuole far arrivare ?

Ciò che voglio far arrivare è l’efficacia del mezzo artistico come atto di auto terapia, una catarsi.
In determinati sembra che sia chiusa in un buco e che cerca di trasmetter quello che ha dentro, mi dica se sbaglio

Pensa che comunque sia legato alla sua persona ?

Non sbaglia, nella mia vita il senso di claustrofobia è costantemente presente, sia mentalmente che come effettiva fobia; è tra l’altro uno dei motivi per cui non incornicio le mie tele ma le lascio libere da ogni costrizione.
Come ho detto precedentemente per me la pittura, o in maniera più estesa l’atto creativo è un bisogno fisiologico di liberazione e self therapy.
Usa spesso colori scuri, il suo passato pensa che le abbia dato queste vibes ? Mi fa piacere che sia stato notato ed associato al mio passato, la risposta è sì. Tutto ciò che ho vissuto, in negativo ed in positivo ha influenzato e continuerà ad influenzare la mia espressione creativa.

Dietro a ogni suo dipinto, c’è un “Trip”?

Interessante la parola “trip”, la risposta non è semplice poiché chiaramente dipende da dipinto a dipinto. Nei miei più recenti lavori sull’asfissia ad esempio il mio trip è partito tutto da un sogno che ho avuto successivamente ad una rottura vissuta nella mia vita. I giorni antecedenti mi sentivo soffocare, terrorizzata che una volta finito tutto mi sarei sentita senz’aria, sperduta, morta, ed invece non è successo nulla di tutto ciò. Il senso di asfissia, la paura del senso di asfissia più precisamente è proprio quello che mi fa costantemente sentire un macigno sul petto, che si solleva solamente nel momento in cui lo creo e lo rendo tangibile e visibile.
Mi capita spesso di rendere visibili-tangibili ferite (accenno alla serie Ferite Emotive) e sensazioni-immagini che sono prettamente appartenenti alla sfera mentale e/o onirica poiché reputo essenziale per me trovarmi davanti a ciò che mi tormenta.

Parte tutto dalla testa e si trasforma ?

Si, decisamente.

Il quadro Ferite emotive cosa racchiude ?

Ferite emotive è un percorso autobiografico della mia vita, parte dall’Abbandono di una figura importante della mia infanzia e prosegue attraversando tutti i traumi che si sono succeduti a quel momento. È una serie che non reputo conclusa poiché vivendo si continuano a fare esperienze, non necessariamente traumatiche ma certamente impattanti.