Giuseppe Attanasio,uno scoglio oltre la fotografia fashion

Gli inizi, Durante i primi anni di liceo Giuseppe si avvina al mondo artistico iscrivendosi al liceo e, grazie alla passione smisurata del padre verso l’arte e nello specifico la pittura scopre di innamorarsi.

Attimi, sono bastati attimi, il papà stava sperimentando a quell’epoca la fotografia landscape per i propri dipinti e guardandolo il giovane si perse e gli occhi si illuminarono.

Il primo periodo, attratto dalla bellezza,erano gli anni dei primi blog di moda che racchiudevano editoriali di tutto il mondo in un unico sito web, c’era ancora la connessione a 56k e le immagini si caricano dopo svariato tempo di attesa, ma la voglia di informarsi era a livelli superiori.
All’inizio non potendo permettersi l’attrezzatura decide di dedicarsi a un secondo lavoro per riuscire a acquistare il minimo indispensabile.

Lo studio, dopo l’acquisto dell’attrezzatura decise di allestire un piccoolo studio nel salotto di casa sua dove scattava perlopiù con amici, fu’ di aiuto per la gradazione delle luci esterne e per ampliare il suo raggio.

Giuseppe cosa cerca di trasmettere tramite le foto ?

Cerco di trasmettere molte cose, dietro ogni lavoro c’è un concetto ben preciso. Ci sono settimane di lavoro alle spalle. Credo che l’empatia sia alla base di tutto, un ritratto non è solo un ritratto. Un abito non è solo un abito. Ci sono sempre varie interpretazioni di una singola immagine. Diciamo che ciò che cerco sempre di immortalare, nonostante la patinatura, sia la naturalezza, la leggerezza. Viviamo in un mondo troppo preso dal caos, quindi credo che ognuno di noi abbia bisogno di un attimo leggerezza durante la giornata.

Essere stato art director cosa ti ha insegnato ?

Essere art director di un magazine internazionale non è stata l’avventura più facile della mia vita. Se pensavo che creare un moodboard per un set fosse complicato, ho capito che crearne uno per un intero issue è mille volte peggio! Mi ha regalato tanto a livello emotivo e personale. Non sono mai stato bravo con le persone, nei rapporti umani in generale – quindi per me è stato uno stimolo a fare meglio, imparare ad averci a che fare, stimolarli ed essere stimolato. Si è creato spesso un ottimo feeling tra me e i collaboratori del magazine proprio grazie a questi “scambi”. Le immagini non sono solo immagini, ma c’è il mondo di chi le racconta dietro.

La creatività pensi che sia alla base del tuo lavoro ?

La creatività è la base di tutti i lavori editoriali, bisogna fare sempre la differenza. Ma senza uno studio accurato alle spalle è difficile poterla fare. Quindi credo che studio e creatività siano la vera chiave.

Pensi che la tua personalità sia presente in ogni foto ?
E quali emozioni si celano

La scelta del fotografo in genere si basa soprattutto per la propria personalità, per il tipo di taglio, per la visione. Io nel mio piccolo cerco sempre di metterci un po’ di mio, anche se spesso sui lavori commissionati e commerciali posso fare ben poco. Non sono il tipo che sul set sta zitto se qualcosa non convince, quindi credo di poter dire di metterci sempre del mio.

La moda che effetto ha avuto sulla tua vita ? Pensi l’abbia condizionata ?

La moda per me è tutto. Ma non ti parlo solo di tendenze o di sfilate. Per me è l’espressione artistica che ne deriva ad avermi fatto appassionare a questo mondo. La storia, l’interpretazione delle collezioni, il “perché” della creazione di un capo in un determinato modo e non in un altro. La cura e la ricerca che c’è dietro è la stessa con cui curo i dettagli nelle mie immagini.


Che cosa è per te il drammatic pop ?

Per me è uno stile di vita. In realtà è un termine che ho coniato io per cercare al meglio di descrivere ciò che faccio. Sono estremamente legato alla cultura pop e poi sono di Napoli, la cultura popolare è la base di ogni rapporto umano. Mi piace pensare che la vita spesso ci regala drammi ma con un po’ di leggerezza riusciamo sempre a superare tutto. E questo cerco di trasportarlo nelle mie immagini attraverso ombre molto importanti e colori pressoché vividi. È da qui che nasce il termine.

Pensi che fino ad ora, tu sia riuscito a racchiudere tramite frame quello he volevi trasmettere ?

Credo che la strada sia ancora molto lunga, ho sempre da imparare, non mi sono mai sentito arrivato. Certo, le mie soddisfazioni le ho avute, ma per un creativo non sono mai abbastanza. Sarei falso se dicessi che sono ancora al punto di partenza perché molti traguardi che volevo raggiungere li ho superati, però credo di avere a cuore molti dei miei progetti per cui ancora le persone mi scrivono descrivendoli le emozioni che hanno provato. Ecco, credo che il fatto di arrivare alle persone attraverso le immagini nasconda un po’ di bellezza latente. La parte magica di questo lavoro sono le esperienze, le connessioni che si creano dopo. Anche solo parlare con un supporter sconosciuto che mi dice “hey ti seguo da sempre e apprezzo tanto ciò che fai”, sono cose che rivoltano totalmente la giornata. Attraverso i social è difficile comprendere se davvero ciò che vuoi comunicare arrivi ai destinatari, ma quando arrivano certi messaggi non puoi rimanere inerme.

Ma quale rapporto hai con la tua città natale ?

Ho un rapporto meraviglioso con Napoli, non la cambierei per nulla al mondo. Vivo al centro di una strada di passaggio tra il centro storico e un quartiere medio borghese residenziale. Gli stimoli sono tanti, le persone tutte diverse, i paesaggi tutti diversi. Non tutti possono vantare il fatto di vivere in una città che ti sorprende sempre, piena di luoghi e realtà nascosti, di calore, di abbracci e di sincerità. C’è una vita pazzesca nonostante le avversità a cui è accomunata Napoli. Io credo che chi crede in Napoli possa fare davvero la differenza, perché prima o poi Napoli ti aiuta e lo fa in modi inimmaginabili.
Napoli è il posto dove le persone si sentono coccolate, la vista è sempre stimolata, l’olfatto lo è. Napoli è un po’ l’Africa di Italia, una volta che l’hai vista non pensi ad altro che tornarci.