Il futuro in uno scatto, Marta Bevacqua

A volte durante le nostre vite siamo abituati a correre non godendoci il momento che può essere idealizzato come anche un flash back, le emozioni positive così catturate svaniscono e non riusciamo a comprendere quello he stiamo catturando o realizzando.
La storia di Marta Bevacqua Fotografa, è omogenea composta da momenti indelebili che ha saputo cogliere e trasformare con uno scatto

Marta, come nasce la sua passione verso la fotografia?

È nata per caso durante la scuola superiore e mi ci sono subito trovata a mio agio. Preso il diploma, mi sono dedicata solo alla fotografia per anni (facendo vari lavori per mantenermi) finché non è diventata il mio mestiere.

Ma cosa vuoi trasmettere?

Il concetto di bellezza nelle sue forme più pure, quel tipo di bellezza che non deve scusarsi con nessuno e che si esprime attraverso dettagli, imperfezioni, espressioni.

E il tuo successo mediatico ? a cosa lo devi ?

Ma non ne ho idea (ndr, ride)
ho aperto il conto instagram nel 2014 e ha sempre funzionato da solo. Mi viene da pensare che si tratti semplicemente di una tempistica fortunata (un tempo instagram funzionava bene….)
se vogliamo dirla tutta adesso, nonostante il seguito, funziona malissimo quindi che dire… il successo mediatico è poco importante, in fin dei conti, e dipende unicamente da un algoritmo, il che è triste.

I pregiudizi pensa facciano parte di un sistema non assemblato giustamente ?

I pregiudizi ci sono e ci saranno sempre. siamo esseri umani, riflettiamo sul mondo che vediamo il nostro modo di pensare, e separarcene è forse la cosa più difficile. vedremo sempre gli altri filtrati attraverso il nostro modo di essere, e questo porta e porterà sempre dei pregiudizi. L’ideale è riuscire ad abbatterli o essere aperti perché possano essere confutati.

Quando scatti per te è sempre naturale ?

del tutto. onestamente sono sempre rimasta fedele a me stessa e alla mia visione, pur sperimentando (cosa che tento di fare sempre). senza questa fedeltà non credo che sarei riuscita ad andare molto lontano sentendomi grata e ancora ispirata a continuare.

Nelle foto si ritrova la sua personalità ?

si e no. mi piace raccontare storie attraverso le mie foto, e queste storie sono inventate e immaginarie. non devono per forza corrispondermi perchè io abbia voglia di raccontarle.
ovviamente ci sono alcune fotografie (soprattutto i pochi autoritratti) che mi rappresentano al cento per cento.

Pensi che il dolore possa essere solo un “senso” mentale ?

non penso che il dolore, o anche la felicità, giochi davvero un ruolo così fondamentale nella vita di un artista, al contrario di quanto si pensi. il modo di affrontare un dolore (e ripeto, anche una felicità) è così diverso per ognuno che è impossibile generalizzare.
difficilmente rappresento fedelmente le mie emozioni attraverso le foto. anzi, spesso e volentieri è il mio modo per scappare.

A Parigi ora come va ?

mi trovo molto bene. sono partita pensando di provarci e fermarmi un paio d’anni. ora sono qui da otto anni e mi sono costruita una vita che non scambierei con nessun’altra. qualunque cosa cercassi a Parigi, sicuramente ho trovato molto di più e sono felice di essere stata così fortunata.