Il retrò anni 90 e la connessione con Matteo Pedone

Un gusto di retrò anni 90 passa dietro a ogni concetto di trasmissioni e emozioni segnate da Matteo Pedone.

In quel 2017, quando cambiò tutto i ricordi affiorano e certe volte superano le aspettative personali, Matteo si avvicina alla fotografia cinque anni fa, quando cercando tra gli scatoloni trova la vecchia macchina fotografica del papà

Il Primo rullino e le emozioni di sentirsi di nuovo bambino, le prime stampe lo misero ko, sensazione mista alle emozioni di quando sfogliava i vecchi libri di famiglia lo strinse a se.

Studiando la fotografia classica,
La fotografia classica all’inizio era solo un passatempo, studiava per cercare di apprendere qualcosa di nuovo,ma, poi con il tempo capii che stava divenendo una passione.

Autodidatta sino al… 2020, in tre anni Matteo apprese le tecniche necessarie, ma nel 2020 decise di fare il passo più lungo invetrendo sulla fotografia e focalizzandosi sui ritratti e sui documentari.

Come definiresti ili tuo stile?

Per quanto io consideri lo stile come un aspetto mutevole della mia fotografia e cerchi sempre di evolvermi, mi sforzo sempre di mantenere un filo di coerenza che passi per tutta la mia produzione.

L’effetto retrò arriva in seguito ?

L’effetto rétro nelle mie foto lo descriverei come il risultato fortuito della somma due fattori principali.
Il primo è il fatto di utilizzare esclusivamente la pellicola: questo mi permette di ottenere un feeling organico e visivamente piacevole riducendo al minimo i tempi della postpoduzione.
Il secondo è legato alla mia predilezione verso i colori tenui e naturali, che a mio parere donano alle foto una certa familiarità e sono in grado di rievocare in chi guarda delle sensazioni provate in passato.

Dunque,che messaggio vuoi far recepire?

Sebbene nella mia fotografia il messaggio principale è sempre legato al contenuto, mi piace associare il mio stile ad una frase che ho lessi da qualche parte su internet: “rievocare ricordi che non sono mai successi”.

Quale è il tuo rapporto con la creatività ?

Il mio rapporto con la creatività è molto conflittuale.
Io non sono una persona creativa e non sento quel bisogno di esprimersi continuamente attraverso la propria arte che caratterizza moltissimi artisti in ogni ambito.
Questo aspetto provoca in me un senso di frustrazione e di vuoto creativo, che riesco a placare solamente con la continua fruizione di fotografie, fumetti, libri, film e cartoni animati.
Grazie a questi continui input creativi, unito allo studio di fotografi classici e contemporanei, mi metto nelle condizioni per produrre, ad esempio, un’idea per un progetto o un concept per un editoriale.
Descriverei la mia creatività, o meglio l’assenza di essa, come una lotta continua per arrivare a fare ciò che amo: raccontare storie tramite le immagini.

Quel senso di vuoto e tristezza tramite le foto stai cercando di colmarli ?

Vuoto e tristezza hanno fatto parte della mia vita per molto tempo e, in maniera minore, sono presenti tutt’ora.
Sono dell’idea che sia impossibile evitare di far trasparire il proprio io in ciò che si crea.
Nel mio caso è un processo che cerco di mantenere il più inconscio e naturale possibile, in quanto mi occupo soprattutto di ritrarre altre persone e non vorrei mai che la mia identità vada ad intaccare quella del soggetto.

Cosa ti suscita l’arte di scattare ?

Il bello dell’arte è che provoca in ognuno sensazioni peculiari e di diversa intensità.
Per quanto mi riguarda la fotografia mi comunica sensazioni che provo anche in altre circostanze, ma mi colpiscono in un modo che nessun altro medium è in grado di replicare.
Ciò che amo di più dell’arte della fotografia è il fatto che acquisti significati e provochi emozioni nuove a seconda di come la si guarda.