La nuova vita di Enrico Gasparotto

I successi personali a volte sono alla base di quello globale, a volte si pensa che un successo pensa cambiare le nostre vite quando invece sono i traguardi che raggiungiamo noi stessi che dovrebbero essere visti come tali.
In un mondo dove il ciclismo è sempre stato uno sport solo per benestanti e dove le possibilità si potevano solo concretizzare con i cosiddetti soldi, oggi vi raccontiamo la storia di Enrico Gasparotto
ex ciclista.

Ci racconta come nasce l’idea di poter creare una squadra development?

Il team development Nippo-Provance-Pts conti team è un team che ha la sede in Svizzera, nella Svizzera tedesca e non in Ticino dove vivo io tutt’ora, vicino a Marcello Albasini che è il vero motore di questa squadra.Marcello è stato DS in Iam Cycling e col Cervelo team nel World Tour e per molti anni commissario tecnico della Nazionale Svizzera. Insomma una persona con una grande esperienza.
Nel borading management c’è Robby Hunter, mio caro amico, e mio manager quando correvo.Lui e Nippo come sponsor hanno deciso lo scorso settembre di metter in piedi questo totalmente nuovo progetto.
Quando a fine novembre ho deciso di “appendere la bici al chiodo”, Robby mi ha chiesto se ero disponibile a dare una mano a Marcello, e io ho accettato la proposta senza troppo pensarci e con molto entusiasmo.

Dalla strada a in ammiraglia, ma quali sono le differenze che ha notato ?

Chiaramente sono due cose diverse.In bici si è molto concentrati sui fatti della corsa, sulle strategie della corsa e sui pericoli che la corsa può dare…e quando non si gareggia ma ci si allena, si è molto focus sui dettagli dell’allenamento verso la ricerca della perfezione,e su cosa poter aggiungere o togliere per cercare il miglioramento.Riassumendo si è concentrati molto su se stessi.
In ammirgalia per prima cosa si è responsabili di un gruppo di persone che insieme devono condividere giornate e lavoro per far si che i ragazzi abbiano il meglio. Quindi la prima vera priorità è far si che tutti svolgano i loro compiti nel miglior modo possibile.E sempre rimanendo sull’aspetto organizzativo, c’è tutta l’organizzazione logistica da programmare: viaggi…trasferimenti…
Riassumendo in breve, da atleti si è molto concentrati su se stessi, mentre da direttori bisogna avere una visione d’insieme,bigger picture su tutto.

Di cosa si occupa nello specifico con la squadra

Fino ad oggi sono stato presente al team training camp di gennaio e ho fatto il direttore sportivo e responsabile unico in una corsa 2.2 in Turchia ad inizio del mese di aprile e qualche giorno in appoggio a Marcello Albasini al Giro di Turchia che si è da poco concluso.
In ritiro mi sono occupato della gestione dei percorsi d’allenamento dei ragazzi e della programmazione quotidiana.
Mentre alla corsa di inizio aprile ho fatto un po di tutto…come succede nei team develpment soprattutto appena nati come il nostro.Dalla logistica, alla programmazione delle giornate e degli allenamenti, alle presentazioni delle tappe in maniera tale che i ragazzi fossero preparati in corsa,al guidare le auto in corsa e se a fine giornata i massaggaitori avevano bisogno di un aiuto,aiutavo anche loro nel preparare borracce e rifornimenti.Diciamo la solita “vita” del direttore sportivo ma con la flessibilità di aiutare chi era più in difficoltà…
Al Giro di Turchia invece sono stato d’appoggio a Marcello e programmavo le giornate insieme a lui e partecipavo nelle presentazioni delle tappe che attendevano i ragazzi.E ho guidato sempre io l’auto mentre Marcello dava indicazioni radio ai ragazzi.
Quando non sono alle corse, ovviamente sono alla costante ricerca di qualche sponsor a cui possa interessare il nostro progetto.

Il suo non è stato un addio al ciclismo ma un susseguirsi di emozioni, ma quando ha capito che poteva e voleva continuare soprattutto a restare all’interno dell’ambiente?

Nella seconda parte della mia carriera ho realizzato quanto mi rendesse una persona felice il poter aiutare dei giovani ragazzi con la mia esperienza accumulata in 16 anni di professionismo…questa diciamo è stata la scintilla che mi ha fatto ragionare su a che ruolo potessi ambire una volta appesa la bici al chiodo.
C’è anche da sottolineare che il ciclismo è stata la mia vita e io lo adoro.Quindi credo che l’amore per il mio sport e la realizzazione negli ultimi anni di carriera di quanto è bello poter aiutare i giovani con la mia esperienza siano i due fattori determinanti nelle mie attuali scelte.

Oltre al ciclismo, la famiglia, ora ha molto più tempo a disposizione come lo spende ?

Diciamo che in realtà ho sempre troppo poco tempo….Mi piace tenermi impegnato e collaboro anche con RCS sport in tutte le corse da loro organizzate come regolatore in moto.Il regolatore è quella figura voluta del regolamento UCI, che regola il traffico all’interno della carovana delle auto e moto, avendo come priorità la sicurezza dei ragazzi.
Ho finalmente iniziato a fare dello sci alpinismo lo scorso inverno e la cosa mi piace molto perché mi porta in posti magnifici all’aria aperta in mezzo alla natura.
Ci sarebbe piaciuto viaggiare un po a me e mia moglie, ma la pandemia sta un po bloccando questa possibilità.

Quante sono comunque le responsabilità ora rispetto al passato?

Diciamo che la pressione ognuno se la mette sulle proprie spalle, sia da atleta, per la continua ricerca del risultato, sia come staff member perché l’intenzione è di fare il lavoro meglio possibile.Quindi di conseguenza lo stress viene creato da noi stessi per il motivo sopra descritto.
Come detto prima anche, nel mio attuale ruolo si è responsabili di un gruppo di persone e questo può generare un po di stress, in quanto desideri che tutti stiano bene e che tutti riescano a lavorare alla grande e purtroppo non sempre succede e non sempre si riesce ad andare tutti d’amore e d’accordo…
La cosa che ho imparato è che alla fine meno ci si stressa e più cose si riescono a portare a casa compiute.