L’arte descritta da Veronica Mazzillo

A volte la cultura ci viene introdotta, a volte la si torva da sola, e certe volte la si incrementa durante la strada.
Ma l’arte che effetto ha ? non so darvi una risposta,so che possiamo trasformare in arte quello che vogliamo, la storia di Veronica Mazzillo Fotomodella vi lascerà presagire quanto sia dura a volte, ma allo stesso tempo quanto le passioni possano incidere su di noi.

Veronica, come nasce la passione verso l’arte ?

La mia passione per la moda nasce per caso. Ho iniziato, appena compiuti diciott’anni, a lavorare nel cinema come figurazione e piccoli ruoli, non per passione ma quanto più per garantirmi una prima autonomia economica; non mi è mai piaciuto dipendere da qualcuno, tanto meno dai miei genitori soprattutto avendo la possibilità di non doverlo fare. Spesso sui set cinematografici mi capitava di sentirmi dire che avevo l’altezza e la fisicità per lavorare nel moda e così, un po’ per caso e per curiosità, ho iniziato a lavorare sul mio aspetto per conformarmi ai canoni richiesti dal settore, iniziando i primi colloqui con le agenzie a Roma. È stato un percorso sia fisico che psicologico, aspetto che spesso viene sottovalutato. Con i primi colloqui devo dire che ho subito trovato un riscontro positivo, ma mi sono sentita a casa e veramente apprezzata solo con dopo aver avuto la possibilità di conoscere Valentina Feula, la mia booker e il mio supporto principale, con cui ho costruito un bellissimo rapporto e firmato il primo contratto a Roma per la FashionArtWise. Subito dopo ho iniziato le prime collaborazioni per imparare a posare e formare la mia esperienza, nonché il portfolio che è fondamentale per lavorare nel settore. Ho imparato pian piano a stare davanti alla fotocamera, accomodando le esigenze dei singoli set e dei mood richiesti da fotografi e rispettivi team.

Quanto l’espressione del volto conta in uno shooting?

Assolutamente fondamentale a mio parere. Ogni shooting è diverso dagli altri ed è importante che la modella sappia adattarsi alle singole situazioni. è fondamentale saper trasmettere ciò che richiede il cliente, ciò che è stato pensato per il brand. Ci sono marchi che preferiscono sguardi più decisi mentre altri preferiscono espressioni più dolci e tanti sorrisi. La modella deve riuscire a trasmettere negli scatti l’idea di donna che si cela dietro ad ogni marchio per cui lavora.

Cosa cerchi di trasmettere?

Cerco di assecondare le richieste ma sempre senza perdere ciò che sono. Le foto del mio book sono le uniche di cui non riesco a stancarmi e che sento come quelle più rappresentative. Le fotografe sono riuscite a trasmettere nella naturalità dei loro scatti e look ciò che sono: determinazione, sensualità e semplicità. Odio dover scattare set troppo costruiti, preferisco look semplici e make-up abbastanza naturali, mi piace piacere al cliente per ciò che sono senza troppe artificialità.

Una diversità artistica?

Diversità in questo settore può essere un rischio come il miglior pregio della modella. Io ho scelto per me un look sicuramente “diverso”, non è consueto trovare una modella che abbia un mullet con i capelli ricci. Odio la monotonia e mi piace uscire dal coro, non ho paura di sbagliare e di sentirmi dire che “non vado bene”, “non sono quello che cercano”, “sono troppo poco classica”. Non posso piacere a tutti e non è ciò che voglio. Mi piace la mia diversità e so che è il mio punto di forza.

Quanto senti la pressione ?

La pressione in questo settore è alta. Sono richiesti dei canoni fisici che vanno necessariamente rispettati. Dobbiamo costantemente curare il nostro aspetto nei minimi dettagli, cercando di apparire sempre al meglio. Il pressing psicologico è inevitabilmente ampio. La mia vita è una continua valutazione sia a livello universitario che lavorativo, e questo spesso mi porta a trascorrere periodi davvero stressanti. Sono per mia fortuna una ragazza molto organizzata e al momento posso dire si riuscire bene a gestire entrambe le cose, nonostante la pressione che si cela dietro.

Quale è il legame che hai con l’arte?

Sin da bambina ho sempre avuto una vena creativa, amo disegnare e da piccola vinsi anche un concorso che portò alla pubblicazione del mio quadro su un calendario. Quando posso cerco di trovare il tempo di dedicarmi ancora al disegno. Non sono mai stata troppo loquace, non amavo e non amo parlare di me, e spesso trovavo nel disegno la possibilità di esprimere ciò che non riuscivo a dire a parole. Ora sento di poter dire di trovare quell’arte, quella vena creativa esprimersi nei set, in particolare in quegli shooting in cui mi sento rappresentata dai moodboard, dai look, dai vestiti e della scelta fotografica.

Ma essere modelli cosa comporta?

Mi verrebbe da dire sacrifici anche se da fuori capisco che possa spesso apparire solo “tutto molto bello e figo”. E si lo è indubbiamente, ma non solo. Se da un lato ha i suoi indubbi benefici, la possibilità di conoscere stiliste, attori, modelle famose e lavorare per i brand; dall’altro ho spesso dovuto rinunciare a serate con gli amici, vacanze e relax. Ho una vita molto impegnata, in cui devo incastrare lavoro e studio, a cui non rinuncerei mai, perché sento parte di me. I miei rapporti sociali a volte si sono dovuti ridurre rispetto a quanto avrei voluto, soprattutto nel periodo della sessione universitaria che combacia perfettamente con il periodo della fashionweek; il che comporta da parte mia dover rendere al massimo al livello non solo universitario che lavorativo. Ho perso tante amicizie che purtroppo non sono riuscite a comprendere il mio lavoro, guardandomi con invidia o accusandomi di essere cambiata, anche se credo che l’unica cosa che sia cambiata siano i loro sguardi verso di me. Il lavoro quando c’è è inderogabile e indipendente da me, sempre il cliente scegliere periodi e location, ho dei contratti e con tali degli impegni. Per fortuna posso dire di avere anche tante persone meravigliose che mi supportano, e che continuano a guardarmi con gli stessi occhi di sempre.

Instagram oramai è esploso, ma la realtà di tutti giorni quanto si differenzia dai social?

Per ogni modella i social sono fondamentali, i nostri account sono connessi al portfolio nelle rispettive agenzie. Personalmente sui social tendo a pubblicare ciò che faccio a livello lavorativo e cerco di limitare al massimo la mia vita privata perché ritengo che le piattaforme social non siano il canale per conoscere chi sono. Mi piace allo stesso modo mostrare nelle stories non solo ciò che faccio ma anche gli aspetti divertenti del mio mondo, anche ridicolizzandomi un po’. Non voglio sembrare troppo costruita e “finta”, alla fine sono sempre una ragazza di vent’anni come tutte le altre, a cui piace viversi la vita e le sue esperienze.
Per tornare alla domanda è indubbio che ogni modella non mostri ciò che è la vita di tutti i giorni. I casting, la competizione, l’ansia, l’attesa di non sapere se si è state scelte. In questo periodo in particolare, in cui mi sta intervistando, mi trovo a Milano per provare la FashionWeek. Mi sveglio tutti i giorni presto, giro per la città sui tacchi provando i diversi casting, tra il freddo di febbraio. Ora come ora non posso ancora dirle se avrò raggiunto questo piccolo traguardo, spero di poterle dare un esito positivo quando l’intervista verrà pubblicata.