Lo step back di Francesco Bonato

Il primo passo, il basket e Francesco Bonato si incrociano alle scuole lemnetari per la prima volta, nel cortile della scuola c’era un canestro e da li parti tutto, con qualche tiro.

Una passione, le cards erano gli anni d’oro della Figurine NBA del secondo three beat dei bulls, era impossibile non avvicinarsi a Michael Jordan, da quel momento capii che il basket potesse introdursi nella sua vita.

Cosa cerchi di portare tramite Overseas?

Overseas è un progetto nato nel 2019 insieme a due amici, Andrea Casati e Gianmarco Pacione, con l’idea di riempire un vuoto e creare una rivista fisica, un magazine annuale che parlasse di basket e raccontasse storie di tutto quello che gli americani classificano come “overseas”. L’intento era proprio quello di dare valore e contenuto a questa parola che è spesso utilizzata in maniera generica appiattendo differenze, peculiarità e unicità.
In overseas io mi occupo della parte visiva, estetica, per creare un oggetto che sia bello e piacevole e allo stesso fruibile e semplice.

Quale pensi sia stato un traguardo raggiunto con il magazine?

Il traguardo più importante che mi sento di aver raggiunto con Overseas è proprio il fatto di averlo fatto, di averlo stampato e di aver creato qualcosa di fisico, reale, definito. È stato un percorso lungo e pieno di difficoltà, però che ci ha permesso di imparare un sacco di cose e di dimostrare che, a volte, con l’impegno le cose si possono fare.
Altra cosa importante di Overseas è la possibilità di connettersi e conoscere giocatori, fotografi, giornalisti, creativi e in generale appassionati di basket da molte parti del mondo e condividere esperienze, punti di vista, visioni.

Cos significa per te essere film Director? e cosa cerchi di far recepire

Riuscire a trasmettere delle emozioni con quello che fai, siano foto o video (o magazine?) è un po’ lo scopo del gioco, e sicuramente non è un obiettivo semplice. Sono convinto che il primo vero ostacolo sia convincere me stesso, arrivare in fondo al percorso creativo e di produzione e poter dire che quello che ho fatto mi piace. Poi, in seconda battuta, c’è la speranza di colpire e magari emozionare chi guarda.

Si può definire una forma d’arte?

Qualsiasi forma d’arte mi intriga molto e cerco sempre di rimanere informato e al passo con più cose possibili, siano esse nel campo della musica, della fotografia, della moda, del mondo della pubblicità. Passo parecchio del mio tempo a guardare video, leggere, sfogliare, cercare, perché penso che sia una parte fondamentale per avere i giusti riferimenti e il giusto punto di partenza per poi creare qualcosa di nuovo.