Luigi Lista, gli anni 90′ racchiusi in un frame

Frame, attimi. E’ un fattore di famiglia, Luigi Lista si avvicina al mondo della fotografia grazie al padre, fotografo di matrimoni. Sin dai primi anni amava dedicare pomeriggi tra filtri e pellicole.
Crescendo la passione lo incuriosisce sempre di più e intravede la possibilità di poter raccontare qualcosa senza dover necessariamente parlare, esprimendo un concetto che a parole sarebbe stato impossibile da spiegare.

Cosa cerchi di far arrivare?

Il mio interesse si è sempre focalizzato sulla ricerca del particolare, del nascosto, e sulla promozione della diversità.
Negli anni il mio modo di osservare la realtà si è modificato ed è diventato molto più introspettivo.
L’approccio alla fotografia, e quindi al progetto che porto avanti, muta in base ai miei stati d’animo questo mi porta a lavorare su diversi livelli espressivi e narrativi.
Non ho un approccio ragionato, la mia è una fotografia senza fronzoli, che punta all’ essenza delle cose. Lavoro per scarnificare l’anima delle cose, dei rapporti e delle situazioni.

Scattare si può definir una melodia continua?

Penso proprio di si, questa domanda mi fa pensare al flusso creativo, sempre in moto, continuo, anche quando non ne siamo coscienti, simile a una danza, ma anche proprio nell’ atto di scattare.

Pensi ci possa essere un collegamento con la musica?

Penso che tutte le arti in generale siano collegate, l’ispirazione può arrivare da qualunque cosa, dalla più semplice alla più complessa, la musica sicuramente è indispensabile per noi come individui e come artisti. Musica e fotografia credo abbiano in comune la capacità di rievocare ricordi, provocare visioni e sensazioni, e per questo trovo che siano due fenomeni umani straordinari.

Gli anni 90 credo siano importanti per la mia generazione, perchè sono stati gli anni dove l’immagine è diventata importante nella comunicazione, negli anni 90 si è anche sgretolato il mito dell’ apparenza, facendo prevalere il culto dell’ essere e dello stile personale, un epoca dove si respirava voglia di cambiamento, cambiamento che ha ispirato gli artisti, riuscendo a mettere insieme menti e cuori di geni indiscussi, e rendendo possibile la realizzazione di progetti senza tempo, come Born Slippy degli UNDERWORLD. Sono anche gli anni della fotografia di Nan Goldin, Collier Schorr, Martin Parr che aprivano già le strade verso un mondo piu’ sensibile al tema della diversità al quale tengo molto.

Nei tuoi frame si nota che hai lasciato un pezzo di cuore negli anni a retrocedere, pensi abbia influito?

Assolutamente si, nella mia fotografia c’è tutto quello che ho visto, che ho fatto e che ho provato. Quando sono andato a NY per iniziare il mio progetto sull’ America, ho rivisto tutto quello che avevo visto nelle fotografie dei grandi maestri, nelle pellicole dei miei registi preferiti, e degli artisti che hanno dedicato le loro vite all’ arte. il passato è molto importante a patto che non diventi un peso nella corsa verso il futuro.

C’è un lavoro alla quale sei più legato o che ti ricorda un momento?

Sono molto legato in generale a tutti i miei progetti, tra noi c’è sempre stato un rapporto di odio e amore. Guardandomi indietro penso che nel momento in cui li ho scattati erano lo specchio di un me stesso in un tempo e un luogo specifico nell’ universo, quindi va bene cosi. Per rispondere alla domanda però ti dico che in assoluto uno dei lavori che mi rappresenta di più è Big Eyes, un progetto personale scattato per uno stampato con l’attore Davide Marotta, che ha dato il via a tutta la mia ricerca, continuando poi con I Notabili, tutto il progetto sul mondo transessuale, diciamo che mi sono poi sempre di piu focalizzato sul mostrare la bellezza delle cose fuori dal comune. Le cose straordinarie

Lavorare con i più grandi marchi pensi ti abbia dato la consapevolezza del tuo lavoro e nei tuoi mezzi?

In realtà no. Sono sempre sul ring con la mia consapevolezza, ho una battaglia interiore sempre in atto. Sicuramente l’importanza dei clienti è una sorta di metro per capire i passi in avanti, e come sta evolvendo la mia carriera. La cosa tangibile è la soddisfazione di essere ingaggiato per fare cose nelle mie corde, significa che quello che provo ad esprimere a qualcuno arriva.