Martina Mariotti, la fotografia nel segno fashion

Martina Mariotti e la fotografia si avvicinano attorno ai 12 anni, ritritando pellicole su una Yashica della madre, inizialmente usata per scattare alle bambole mettendole in posa cambiando loro i vestiti tra uno scatto e l’altro e usando come location la terrazza di casa

Quei primi scatti, dopo un periodo di stop riprese a scattare ai 17 anni grazie a concorsi fotografici che organizzava il liceo, rendendosi conto quanto la fotografia la aiutasse a esprimersi.

Cosa cerca di far reperire tramite i suoi scatti?

Stati d’animo. Mi ha sempre affascinato che delle semplici immagini, in questo caso fotografie, riescano a far suscitare in chi le guarda svariate emozioni, ed è quello che voglio fare tramite i miei scatti. lasciare e far provare qualcosa.

Si può definire un modo per esternare il mondo?

Si, la fotografia ti permette di raccontare attraverso le immagini quello che accade intorno a te ed allo stesso tempo ti da l’opportunità di raccontarlo attraverso il tuo modo di vedere la vita, di mostrare la tua visone del mondo e che magari prima gli altri ignoravano. Fotografare è rendere visibile l’invisibile poichè ti apre ogni volta gli occhi su un mondo nuovo che prima non pensavi neanche che esistesse.

Con la fashion che rapporta ha?

Con la fashion week ho un buon rapporto, vedo un pò queste settimane come una sorta di boot camp dei fotografi. A livello fisico e mentale sono veramente stancanti ed estenuanti ma a livello lavorativo molto soddisfacenti. Ho sempre lavorato per clienti o brand durante quei giorni ma appena ho un buco libero corro sempre a farmi qualche fuori sfilata.

E con la moda pensa di avere un legame di amore odio?

Si, amo la moda e sinceramente vorrei poter fare solo quello a livello professionale ma dall’altra parte mi sono resa conto che è un mondo molto chiuso anche se non vuole dare questa impressione e non è meritocratico per quanto riguarda il mio campo.

Ogni sua immagine rappresenta un’emozione, ma per lei cosa significa?
Ogni immagine è un’estensione di me stessa. Ogni foto scattata è una fase di passaggio che ho vissuto o che sto vivendo e riesce far a scaturire diverse emozioni, non sempre tutte uguali, a chi guarda. È un’arte libera e completa che mi avvicina e crea una connessione unica con lo spettatore, che è la cosa più importante per me.

Essere fotografa cosa comporta nella sua vita?

Sicuramente una grande rivalsa e orgoglio personale. Non è un lavoro semplice e va contro le sicurezze e stabilità che magari anche un genitore vorrebbe a livello lavorativo per un figlio con molteplici difficoltà poi anche nella società essendo un libero professionista. Nessuno mi ha mai dato una mano e riuscire a farlo diventare il mio lavoro a tutti gli effetti è stato un traguardo importante che ha dimostrato a me stessa e chi mi sta vicino che posso riuscire in ciò che voglio.

Ha un posto che porta sempre con sé, si dove ha racchiuso un momento?

Il posto che porto sempre con me è Firenze, è il mio luogo del cuore. Può essere banale come scelta ma la visitai per la prima volta in un periodo difficile e mi ha dato tanto indietro. Un momento che ho racchiuso è stato quando andai a piazzale Michelangelo per ammirare il tramonto sulla città, ero sopraffatta dalla bellezza e mi cadde l’occhio su una dedica che mi rimase impressa scritta su un muretto dove ero appoggiata: “A te, Valentina dedico questo posto. L’unico nel quale riesco a sentirti vicino anche quando non ci sei.” È stato un momento molto bello che da quel giorno per me racchiude l’essenza di quella città.