Martina Spinelli e il grande nemico, il basket

Dedizione, Martina Spinelli e il basket hanno un legame che viene tramutato dalla famiglia a partire dal nonno alla quale è molto legata, il numero 12 difatti è un tributo un pensiero a colui che la fece avvicinare al mondo della palla a spicchi.

Il legame, sin da piccolina Martina inizia a girare i parquet tra allenamenti e partite del fratello stando li a bordo campo con la palla da basket in mano e aspettando solo il fischio della fine per entrare in campo e “svagarsi”

Martina,cosa è il basket per te?

Il basket sicuramente oltre ad essere una mia grande passione è anche uno sfogo, una volta che entro in palestra mi dimentico tutto ciò che sta al di fuori della pallacanestro, è come un bellissimo mondo a parte.
Soprattutto in questi due ultimi anni che sono stati molto difficili e in cui siamo stati costretti a limitare i rapporti sociali con le altre persone, mi ritengo fortunata perché il basket mi ha dato l’opportunità di lasciare momentaneamente alle spalle tutto ciò che stava succedendo aiutandomi a vivere questa situazione con più “leggerezza”.

Riesci a descriverlo con una parola?

Non saprei utilizzare una singola parola per descrivere il mio rapporto con il basket, si tratta sicuramente di qualcosa di unico. Per molti può sembrare un semplice gioco, ma per me si tratta di qualcosa di molto più grande.

Il tuo rapporto con gli infortuni è speciale, ma l’ultimo cosa ha ti ha fatto pensare?

L’infortunio subito quest’estate non è stato per niente facile da digerire, era da tutto l’anno che non vedevo l’ora di quel mondiale per dimostrare il mio percorso di crescita e non averlo potuto fare come volevo è stato difficile. Inizialmente, appena ricevuto l’esito della risonanza che confermava la rottura del legamento crociato anteriore, è stato un colpo basso, ma dopo aver metabolizzato il tutto mi sono immediatamente messa al lavoro per cercare di capire cosa poter fare per tornare meglio di prima. Devo dire che questa è stata la mia mentalità per tutto il percorso riabilitativo, e credo che mi abbia permesso di vivere più “serenamente” ogni fase del recupero.
Sicuramente questo infortunio mi ha fatto capire quanto sia importante aver cura del proprio fisico, quanto sia importante gestire il carico di lavoro e capire ciò di cui il proprio corpo ha bisogno.
Ma più importante ancora mi ha insegnato quanto sia fondamentale la mentalità con cui si affronta qualsiasi cosa, dalla più banale all’ ostacolo più grande.

Il tuo percorso ha avuto degli sbalzi, cosa ti ha caricata?

Sicuramente in questi anni in cui ho giocato non è stato sempre tutto rose e fiori, ma ci sono stati momenti più difficili e sono arrivate sicuramente delle sconfitte e delle delusioni. Purtroppo questo fa parte della vita di uno sportivo, ma l’amore e la passione per ciò che si fa permette di superare ogni ostacolo che ci si trova davanti.

Il basket ora è il tuo stile di vita?

Se il basket è nato come un gioco, negli anni si è trasformato in pura passione.
Dire che il basket sia la mia vita sarebbe forse troppo esagerato, ma posso dire che il basket sia il mio stile di vita, uno stile di vita non compreso da tutte le persone, soprattutto della mia età, ma che io amo moltissimo.
Dico stile di vita perché fare tutti i giorni allenamento sia la mattina che al pomeriggio, non poter uscire con gli amici perché si ha la partita e andare a vivere lontano da casa non è sicuramente la normalità per una ragazza di 20 anni, ma posso assicurare che sia qualcosa di unico.
Negli anni sono stati sicuramente tanti i sacrifici che ho dovuto fare e dovrò farne sicuramente tanti altri ancora, ma la gratificazione e la soddisfazione con cui ti ricambia questo sport è qualcosa per cui ne vale la pena farli.
Spesso mi capita di pensare proprio a questo mio stile di vita, e non posso fare altro che esserne orgogliosa. Sono grata di aver avuto questa possibilità, e rifarei questa scelta altre mille volte.