Matilde Tortorelli,e la fashion vintage photographer

Gli anni 90 e il diploma, dopo aver preso il diploma al liceo classico a La Spezia Matilde Tortorelli ha le idee confuse su cosa fare,ma sa con certezza che vuole far parte del mondo dell’arte.

Le mostre e quel senso di leggerezza, la giovane amava andare alle mostre e sperimentare discipline come il canto e il disegno, incuriosendosi per lo più verso la fotografia

Una passione di famiglia, la storia narra che la passione a Matilde fu passata dal nonno, essendo fotografo a eventi e matrimoni come hobby, in casa disponeva di un enorme corredo di macchine fotografiche

L’accademia e quel senso di libertà, così, dopo uno studio attento decise di iscriversi all’accademia di belle arti di Firenze e da li, la sicurezza incontrò Matilde.

Matilde, cosa cerchi di far arrivare con la fotografia?

Dopo il primo anno di accademia è nato in me l’interesse per il mondo della moda e della fotografia di ritratto. Ritengo che uno dei miei interessi più profondi sia quello di far riconoscere universalmente la moda e la bellezza attraverso le mie foto. Di qualsiasi tipo di persona si tratti (modella o meno) io cerco di trovare la bellezza e la purezza intrinseche. Ho iniziato dapprima a realizzare servizi fotografici ad alcune mie amiche e colleghe di accademia poi, dopo essermi trasferita a Milano ho cominciato effettivamente a lavorare con modelle professioniste e ad accrescere la mia voglia di esprimere e valorizzare anche i capi di alta moda.

E’ un modo per eternare il mondo materiale?

Si, penso che la fotografia in primis, seguita dal video, sia il mezzo più veritiero e sempre più utilizzato per rappresentare a proprio modo le sfaccettature della realtà. E’ un mezzo importantissimo per raggiungere il fine ultimo di comprendere il mondo e far comprendere così anche il proprio modo in cui si vedono le cose.
L’artista d’altronde è colui che raffigura ciò che vede dando significati precisi alle proprie opere che possono essere estetiche ma anche a scopi sociali, di propaganda, di reportage di avvenimenti. Il mondo offre illimitate opportunità per esprimersi a proprio modo.

Essere freelance cosa comporta?

Questa è una domanda molto difficile, essendo freelance da poco ancora riconosco in primo luogo che non sia per nulla facile, trovare clientela da mantenere, essere responsabili del proprio lavoro e slegati da qualsiasi contratto, il che è ovviamente positivo, ma comporta alti e bassi, soprattutto in questo periodo.
Sono comunque speranzosa e positiva sotto questo punto di vista. Se si fa quello che ci piace non si potrà mai sbagliare fino in fondo e si riuscirà a creare comunque qualcosa. Il fatto straordinario è che si è indipendenti e autonomi, si decide del proprio futuro e in alcuni casi, quando i lavori lo permettono, si ha la possibilità di essere totalmente creativi.
Creare da zero un progetto proprio, venendo remunerati, e quindi compresi ed apprezzati da clienti di alto livello vuol dire molto per me ed è una delle ragioni per cui ho deciso di intraprendere questa strada.

Il tuo percorso pensi si sia delineato su una crescita?

Non posso dare una risposta sicura poichè sono ancora da poco nell’ambito del freelance (prima ho lavorato per due anni come fotografa full time in uno studio di fotografia a Milano) ma credo proprio di si. Quando vieni ricontattata dalle persone per cui hai svolto i primi lavori capisci che ciò che hai fatto è stato importante ma soprattutto raggiungi un rapporto di fiducia con gruppi di persone e questo ti permette di crescere ed avere più contatti ed esperienze nel settore. Nella moda soprattutto le conoscenze sono fondamentali per la crescita del fotografo e lo aiutano a farsi conoscere in un mondo in cui la competizione è alle stelle.

Quanto cerchi di trasmettere il concetto di visone?

I miei lavori sono soprattutto estetici, estrapolo la bellezza, mi piacciono i colori saturi e la grana propria di alcune macchine usa e getta vintage (adoro il vintage!).
Forse devo ancora comprendere a pieno il mio stile, cosa che può comportare molto tempo di indagine e ricerca, ma definisco il mio lavoro a livello visivo come estetico ed elegante ma al contempo che sappia comunicare emozioni , stravolgere, stupire, interessare.

Pensi di aver trovato il tuo stile?

I lavori che mi hanno chiesto fino ad ora ed i progetti che ho realizzato avevano stili molto diversi tra loro quindi è facile che andando sul mio profilo instagram si possa essere incerti e spaesati. Comunque mi sento di dire che tiro sempre fuori il meglio dalle persone e dai look che scatto, cercando di introdurre, anche nei lavori che meno lo richiedono, la mia personalità.
Quando mi commissionano lavori con colori poco contrastati o retouching molto artefatti (che non sono nel mio stile) devo seguire il mood e le aspettative del cliente, ma fondamentalmente quando si tratta di progetti personali ho sempre il mio modo di lavorare e c’è un filo conduttore di contrasti e colori che segue ogni mio lavoro.

Quindi, ti definisci autocritica?

A volte lo sono anche troppo. Nel contesto della fotografia di moda e della moda in generale si vedono spesso artisti che sopravvalutano di gran lunga il loro talento e la loro espressività quando invece hanno solo una grande personalità e capacità di vendersi.
Cosa, quest’ultima, molto importante purtroppo, che ho dovuto imparare a mio discapito, essendo una persona che critica spessissimo il proprio lavoro.
Mi capita di frequente di vedere alcuni miei lavori realizzati qualche anno fa e pensare che siano totali disastri, penso sia una cosa normale e che molti artisti si possano riconoscere in queste parole.
Tendere a volere sempre di più, a fare sempre meglio, penso sia la chiave di un buon artista e un percorso fondamentale di crescita.
L’ “arroganza” e la perseveranza nel proporsi e nel valutare sempre meglio i propri lavori per farsi notare arriva col tempo ed è necessaria.


C’è un rapporto con gli anni 90?

Forse inconsciamente ho preso molto del mio stile da quegli anni, i colori sgargianti, la spensieratezza e il fervore tipici dei ’90s sono sempre stati un mio cavallo di battaglia, soprattutto a livello personale.
Hanno influenzato il mio modo di vestire, la musica che ascoltavo e i film che vedevo (sono una grandissima cinèfila e adoro rispolverare i grandi classici di ogni epoca).
Di questi tempi è bello vedere come si stia facendo, sia in campo moda che fotografia, un notevole passo indietro, un ritorno al passato.
Uno dei miei ultimi progetti sulla MFW 2022 l’ho realizzato con una macchina HP risalente agli anni 90, era di mia mamma e tornare a maneggiare un oggetto che ha condiviso con la mia famiglia momenti molto importanti della nostra vita e (romanticamente) mi ha visto crescere è una cosa che mi affascina molto.
Ritengo che il risultato finale del progetto sulla MFW sia il mio modo ultimo per palesare che ci mancano i decenni scorsi, forse perchè ci vedevamo più felici, senza pandemie nè guerre devastanti.
Concludo col dire che nonostante ciò non bisogna farsi scoraggiare ma anzi imparare dal passato, lasciarsi ispirare e credere in un futuro sempre migliore.