Mew Me,il cucito e l’attenzione ai dettagli

Una passione nata per caso, Mew Me nasce per cercare la creatività a mano, una passione nata da piccola quando riusciva a creare mercatini con oggetto ricalcati e gioielli handamde con conchiglie ritrovate in spiaggia.

“Nel 2020, poco prima del covid, io e mia cugina eravamo in una situazione psicologica ed economica molto brutta, così decidemmo di iniziare a creare accessori tie dye come lavoretto accompagnato all’università, nacque così Mew Colors.”

Come siete riuscite a continuare?

Nei mesi successivi, mentre per lei rimase un passatempo, io iniziai ad appassionarmi sempre di più. A un certo punto un* nostr* amic*, Paoli, ci fece notare che avevamo del potenziale che non stavamo sfruttando fino a fondo, consigliandoci di inserire all’interno del brand anche altre tecniche d’artigianato: aggiungemmo prima l’uncinetto, con Mariavittoria, poi la sartoria e successivamente tantissime altre tecniche creative, tutto ciò che ci incuriosiva. Mia cugina purtroppo a un certo punto ha deciso di lasciare mew, ritenendo il progetto una perdita di tempo, non ci siamo mai più sentite e mi si è onestamente spezzato il cuore, che lo stesso brand ha provveduto a ripararmi.
Dopo questa esperienza, sto cercando di rendere Mew il mio lavoro a tutti gli effetti: ho scoperto l’amore per il design, lo styling e per tutto ciò che riguarda l’abbigliamento fatto a mano.

Ricordo ancora l’ultimo esame universitario che feci, si trattava di psicologia sociale alla facoltà di sociologia, studiai per due mesi giorno e notte, ma per via di un attacco di panico fui derisa dal professore e presi un voto basso. Subito dopo aver fatto l’esame, chiusi il pc e iniziai a piangere (era un esame in dad), ma dopo aver pianto andai in cucina e iniziai a creare capi tie dye e mi sentii meglio. Lì ho capito che non stavo perdendo tempo con il brand, anzi, stavo perdendo tempo a cercare di rendere orgoglio a una società che non mi ha mai capita, tramite lo studio di una facoltà che neanche mi piaceva. Quindi rispondendo in breve alla domanda, penso proprio che sì, l’artigianato possa essere un modo unico per esternare emozioni.

Come riesci a conciliare il tutto ?

Una delle domande che chi mi conosce mi pone più spesso è proprio “dove trovi il tempo?”, la risposta è semplice: sto tutto il giorno a produrre, a volte anche la notte, dipende dal periodo, poiché oltre a esser diventato il mio lavoro è anche un modo di sfogarmi. Creare arte è una delle cose che più mi permette di essere me al 100%

Il tuo percorso lo definiresti artistico?

Nel mio percorso definirei artistico un po’ tutto, dalla creazione di un capo alla sua esposizione, dalla nascita di una collaborazione fino alla fine di quest’ultima. Penso che arte sia tutto ciò che riesca a far capire un minimo cosa ci sia dietro l’anima dell’artista e nel suo lavoro produttivo, che sia un quadro o un gilet all’uncinetto.