Samuele Ripani e il dark emotion

Quel dark che ha dentro, Samuele Ripani e la passione nascono per puro caso, come ogni cosa bella che si va a creare, si ritrova con una macchina fotografica in mano e un mondo da esplorare.

I primi anni di infanzia, girando per casa con una macchina fotografica di plastica simulava scatti e racchiudeva momenti “fake”, verso i sedici anni però.grazie alla famiglia decide di approfondire la sua passione dedicando del tempo e approfondendo grazie a corsi di fotografia.

Cosa cerchi di far trapelare tramite le tue foto?

Questa è una risposta che cambia continuamente. Appena entrato nel mondo della ritrattistica usavo la fotografia come un modo per distrarmi e svagarmi. Utilizzavo colori molto accesi e saturi, luci parecchio dure, artificiali e non c’era la ricerca di una comunicazione tra me e chi osservava il mio scatto. La fotografia era un modo per “staccare la spina”, una visione alternativa del mondo come lo volevo effettivamente vedere o come già lo vedevo. Ora penso di aver stravolto tutto.

Si può definire un modo per esternare il mondo ?

Ora più di prima, sicuramente. All’inizio, come dicevo, era un po’ tutto frutto della mia fantasia. Ora invece quando comincio pensare alle foto da realizzare, dietro c’è tutto tranne che l’idea di distrarmi. A un certo punto non ho più sentito il bisogno di immaginare: dietro i miei scatti ci sono
pensieri, idee e, perché no, problemi che sento di avere. Gli stessi che avevano cominciato a influenzare le foto che scattavo, nonostante fosse qualcosa che inizialmente non volevo accadesse. Poi ho deciso di abbracciare quel nero che mi circondava.

Il nero prevale sulle tue foto perché hai un senso di vuoto?

Esattamente. È per questo motivo che non scatto in bianco e nero: nelle foto monocromatiche, il nero è un colore sottovalutato perché lo si considera come un’alternativa al bianco e al grigio. Nelle foto a colori invece se ne percepisce maggiormente la “pesantezza”. Il nero è assenza di colori, di luce, di tutto. È perfetto per descrivere il mio stato d’animo.

Tramite le foto cerchi di colmarlo?

Qui la mia risposta è no. Non considero la fotografia come una terapia. Voglio rendere tangibile quello che sento di avere dentro, quello che penso di me stesso e di ciò che ho intorno, per capirlo meglio. Non cerco di colorare il nero, ma lascio che il soggetto che ho davanti ne venga sommerso e ne diventi parte.

Qual è il tuo rapporto con la fotografia?

Direi che è molto particolare. A volte passerei ore a scattare anche senza motivo mentre altre volte non tocco la macchina fotografica per giorni o settimane. È comunque innegabile che, anche se dovessi decidere di smettere di scattare un giorno, rimarrei molto legato a quest’arte, perché mi ha dato l’opportunità di conoscere persone fantastiche. Per me scattare è il mezzo migliore per avvicinarmi a loro dato che, a causa della mia indole
molto chiusa difficilmente riesco a farlo. È come se sentissi per la prima volta che qualcosa che faccio viene apprezzato davvero.

Pensi che si possa definire una trasmissione di emozioni?

Assolutamente sì ed è per questo che la mia è e sarà sempre una ricerca senza sosta di un metodo più efficace per comunicare attraverso le foto ogni emozione percepibile. Qualche tempo fa avevo già descritto la mia fotografia come “incompleta”: più tento di esprimermi e tirar fuori qualcosa di me, più mi accorgo che si può fare di meglio. “Manca ancora qualcosa”. È questa la frase che continua a rimbombarmi in testa ogni volta che guardo una foto che ho scattato. So, però, che questo “qualcosa” non lo si può trovare semplicemente continuando a scattare quando capita e a studiare. La mia testa si sblocca solo quando vivo o sento qualcosa direttamente sulla mia pelle, qualcosa che mi smuove. Non serve forzare la propria mente per esprimere sentimenti non nostri cercando di immedesimarsi in qualcun altro. Chi sa solo di fotografia, non sa niente di fotografia, no?

Quale è il tuo rapporto con la notte?

Da quando vivo a Roma la notte ha per me qualcosa in più. Roma di giorno è rumore e fretta allo stato puro, si può dire. Quindi è di notte che posso finalmente fare un bel respiro e riposarmi. Editare qualche foto, disegnare su post-it qualche scatto non ancora realizzato, guardare qualche serie al pc e ascoltare musica sono le cose che preferisco fare.
È forse il momento nella quel riesci a esprimere al meglio la tua creatività?
Non penso esista un momento specifico in cui mi sento più creativo. Mi può capitare di pensare a nuove fotografie ovunque: in metro, mentre sono a
lezione, appena sveglio, mentre guardo un film. Capita anche quando fuori diventa buio, certo. Ma in genere di notte mi dedico più al “Come organizzarsi per fare la foto a cui ho pensato?”
.
Mostrare le tue foto al pubblico cosa significa?

Pubblicare fotografie, stamparle o esporle rimane sempre qualcosa di “strano” per me. Nonostante io senta il bisogno di farlo, quando qualcuno dice di aver visto le mie foto una parte di me è appagata, per il semplice fatto che quella persona mi abbia dedicato anche solo qualche secondo del proprio tempo e che magari abbia apprezzato quegli scatti. Ma allo stesso tempo mi fa sempre un certo effetto perché è un po’ come se mi sentissi “esposto”. Sono molto autocritico e insicuro su quello che faccio e se poi sommiamo il mio sentirmi scovato, non può che farmi strano.

Pensi possa essere il tuo habitat naturale lo scattare?

Penso che il mio habitat naturale sia ovunque io riesca a esprimermi e dove mi sento sicuro. Scatto foto perché è quello che più si avvicina alla mia visione oggettiva delle cose. Non voglio disegnare o dipingere ad esempio, perché per me queste due
arti rendono ancora più vago il modo di vedere cose già di per sé fin troppo astratte. Con la fotografia, invece, cerco sempre di toccare con mano quello che sento davvero e per questo ho bisogno che i miei scatti trasformino quelle sensazioni in qualcosa di materiale, il più possibile. Quando scatto mi piace ordinare tutto davanti alla lente in modo da dargli le sembianze di cose che non posso vedere o sentire, ma sono senza alcun dubbio vere.